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14/03/2010

Malinconia

Malinconia.jpgLeggevo tempo fa alcune definizioni di malinconia e, nel leggerle, trovavo diversità profonda fra ciò che io pensavo di lei e quel che molti dotti e studiosi pensavano: essa non era certo per me, come taluno asseriva, uno stato prolungato di tristezza, e neppure, per quanto fossi già più concorde con quest'idea, qualcosa come la felicità di essere tristi.

Essa era altro: io la chiamerei una condizione lieve, non triste, non allegra, ma fatta di una serenità attenta che consente di cogliere quelle sensazioni leggere che affiorano alla mente o che da essa si fanno catturare quando il nostro centro pensante si disconnette dal quotidiano, da quello stato drogato di autoprotezione che costringe a un tono mentale più forte, più pronto alla replica, più pronto alla difesa.. ma anche più confuso, più ottuso, più «sporco».

Serenità attenta dicevo, recettiva anche verso quel mondo naturale che circonda, che non è felice né triste, ma vive, respira, fa in modo che tutto, ogni cosa, ogni piccola entità, ogni piccolo anelito, si perpetui.

Malinconia è uno stare commosso, uno stare in cui ci offriamo nudi e indifesi (e questo ci può arrecare quel senso di smarrimento che taluno prende per tristezza) a ciò che, non umano od oltre l'umano, sta fuori di noi, oppure nel nostro profondo... la natura, come scrissi, ma anche quel che essa supera, come auspicati incontri con quel che visibile non è, anime amiche, pensieri che volano nell'aria, già patrimonio di chi fu prima di noi, segni, sogni, segnali, indizi, tracce di verità, misteri e segreti sepolti, anche in noi stessi... questa è malinconia, dolce, accattivante e accogliente rifugio per chi la sa ascoltare!

08:29 Scritto in IoAutore | Link permanente | Commenti (22)