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04/04/2017

Valore della vita e legittima difesa

Di fronte ai casi di violenze legate a furti e rapine, con ferimenti od uccisioni delle persone coinvolte, voglio esprimere adesso la mia opinione, soprattutto concentrando l'attenzione sulla valutazione del valore della vita.
Pertanto la domanda che subito mi pongo è questa: è giusto dare un peso equivalente alla vita di chi si trova nella parte dell'aggressore, quindi di colui che delinque, e a quella di chi subisce l'azione delinquenziale?
Perché una cosa va detta: il magistrato giudica l'eventuale reazione di chi è vittima del reato, sulla base delle norme della legittima difesa, ma nello stesso tempo non perdendo di vista il «principio morale» secondo cui il valore della vita umana è assoluto, indipendentemente dal soggetto a cui appartiene la vita stessa e dalle azioni più o meno dannose che mette in atto.
La mia opinione invece, che credo condivisa da altri, è che il valore della vita di chi compie azioni criminali venga automaticamente diminuito durante il compimento delle azioni stesse, ciò fino al punto estremo di azzerarsi del tutto o quasi.
Un valore attenuato che va recepito quindi nella valutazione della legittimità della difesa, la quale deve tener conto in primis dello stato d'animo di chi si trova a fronteggiare inaspettatamente un soggetto del quale non conosce la potenzialità offensiva anche se apparisse disarmato, e del privilegio inderogabile da tributare al bene della vita e dell'integrità fisica dell'aggredito e della sua famiglia rispetto agli stessi beni in capo a chi sta compiendo l'azione criminale.
Inoltre, quand'anche si riconoscesse la sussistenza di un'eccesso nella legittima difesa, il risarcimento economico al ladro/rapinatore o a chi per esso, in caso di decesso o gravi lesioni subite durante il compimento del reato, andrebbe pecuniariamente commisurato all'attenuazione del valore «bene vita» a cui facevo riferimento poc'anzi.
Altra cosa è la circostanza in cui chi è vittima del reato di furto o rapina spara al ladro alle spalle mentre sta scappando, anche se, pure in questo caso, va considerata l'attenuante dello stato d'animo alterato di chi ha subito l'azione criminale e, nel risarcimento dei danni all'aggressore o ai suoi familiari, il principio di attenuazione precedentemente espresso.

14:29 Scritto in Attualità | Link permanente | Commenti (6)

28/02/2017

Rispetto della morte e della vita

Si parla oggi della morte per suicidio assistito del dj Fabo, una ghiotta occasione in cui i dibattitori di professione si buttano a capofitto.
Io vorrei dire solo poche cose su questo tema:
La vita è di chi la possiede, di chi è titolare di quel corpo e di quella mente, ed è sua facoltà interromperla quando e come crede, questo se ha la possibilità di farlo in autonomia, senza chiedere l'intervento di altri e senza ad altri causare danno.
A chi, per malattia o per le lesioni gravissime e inabilitanti riportate, condizioni per le quali non esista possibilità di guarigione, rimedio o miglioramento, e che rendano obiettivamente dolorosissima e angustiante la prosecuzione della vita, deve essere concesso un aiuto a sottrarsi da questa condizione, quando ciò corrisponda a una decisione espressa lucidamente e inequivocabilmente in un momento immediatamente antecedente all'atto definitivo e irreversibile.
Chi, essendo nelle precedenti condizioni e in quella di malato terminale, si trovi adesso impossibilitato ad esprimere una volontà, escluso un inutile accanimento terapeutico, deve essere assicurato un passaggio oltre il meno doloroso e il più sereno possibile, ma pur sempre provvedendo a idratarlo e alimentarlo nelle forme consentite, senza condannarlo a un'orribile morte per disidratazione e inedia.
Quanto sopra vale anche per chi abbia precedentemente lasciato disposizioni diverse in forma scritta che prevedano anche l'esclusione di idratazione e alimentazione, in quanto ora non più in grado di manifestare un'eventualmente mutata e opposta intenzione.
Illecite e perseguibili penalmente le azioni volte a sopprimere una persona non più in condizione di esprimere una volontà attuale, tanto più se non possa a lui essere applicata la categoria di malato terminale, sempre per il motivo che tale volontà potrebbe essere mutata rispetto a uno scritto precedente e, a maggior ragione, rispetto a una dichiarazione verbale non certificata, priva di per sé di alcun valore.
La legge del buonsenso, della prudenza e del rispetto, per quanto non cogente, vale più di qualsiasi legge dell'ordinamento che se ne discosti: essere giusti è anzitutto un obbligo verso noi stessi, esso va oltre ciò che dalle norme ci è concesso o vietato.

09:43 Scritto in Attualità | Link permanente | Commenti (3)

08/02/2017

Adelante con juicio

Ho ascoltato la scorsa settimana una conduttrice di un programma televisivo che si ripromette di trattare tematiche di politica interna e internazionale, affermare con tono solenne, preoccupato e funesto, in quello che forse nel suo intento voleva apparire come una sorta di avvertimento o di presagio da regalare all'umanità dietro lo schermo, troppo offuscata e acerba per cogliere la verità, che il Presidente Trump è un fascista.
Vecchia categoria, vecchia di 70 anni almeno, buona per attribuire a ogni personaggio ideologicamente non gradito, un marchio, un bollino, utile a indicarne la pericolosità, e la necessità, anzi l'impellenza, di metterlo al bando, di espungerlo dal contesto sociale, dalla buona, umana, giusta, corretta e solidale società.
Sarebbe bastato dire che Trump ha un piglio autoritario, è impetuoso e irruente nelle sue decisioni, segue ed attua le sue scelte, sulle quali è ben lecito non essere d'accordo, con eccessivo clamore e rigore, forse anche sì, con una certa imperfezione e dilettantismo propri del neofita: una sorta di elefante nella cristalleria.
Questo almeno a noi così è sembrato attraverso le notizie che ci vengono rimandate dai nostri mezzi di informazione, che non brillano certo per indipendenza nel giudizio.
E invece, riprendendo il filo del discorso, si è preferito dargli del fascista.. un fatto non isolato che non va archiviato come se fosse una banale questione lessicale, legata all'uso di un termine piuttosto che un altro.
Un fatto che non va sottovalutato e trascurato perché, posto che il regime fascista è stato sconfitto, messo al bando, annientato e non senza ragione, sotto tale scelta di nome, di attributo, sta proprio il netto richiamo alla necessità di distruggere, cancellare, quale nemico e pericolo mortale, chi è rappresentato e catalogato in tale precisa maniera.
Un messaggio da respingere con fermezza, tipico di un certo estremismo elitario di comunicazione che si propone di combattere con così gretti e violenti modi chi accusa, a sua volta, di essere un estremista.. e c'è stato persino chi si è spinto, all'apice del furore, ad auspicare la morte e l'uccisione del Presidente degli Stati Uniti.
Sono grida sguaiate di personaggi che a noi fanno un po' pena, illusi come sono di appartenere a una casta che ha il potere di condizionare il mondo, ma nello stesso tempo timorosa di essere indebolita, sono fatti recenti, anche dalle cosiddette bufale del web, le post-verità che vorrebbero controllare.
Illusi e malvagi: il tempo sentenzierà chi è dalla parte del giusto.
Nel frattempo per noi il messaggio più appropriato e libero è questo:
avanti Presidente Trump, ma con giudizio!

16:27 Scritto in Attualità | Link permanente | Commenti (5)

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