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18/12/2017

Natale 2017

Ed eccoci giunti nuovamente alle soglie del Natale e delle festività a lui legate, oltre che alla fine di questo anno a cui seguirà il nuovo, augurabilmente per noi migliore, come sempre e obbligatoriamente è d'auspicio.
Come da tempo sostengo, il Natale, al di là del suo aspetto religioso di cui dirò in seguito, è soprattutto la festa dei bambini perché è nei loro teneri cuori che vive la magia di questa festività, fatta di simboli, di colori, di anelati piccoli e grandi doni, ove essi trovano, ancora una volta, la conferma, la materializzazione, dell'amore dei loro cari.
Certo, è anche la festa di coloro che commerciano questi doni, di coloro che hanno fatto di questa festività un'occasione di lucro, ma ciò poco importa pensando ai momenti magici che vivono i piccoli, mentre rappresenta una fastidiosa e insistente pressione a spendere per i regali vicendevoli fra i grandi: profumi, gioielli, orologi, utensili domestici, prodotti per la cura personale, telefoni cellulari, abbonamenti a canali televisivi a pagamento..
E' comunque un momento che segna un passaggio preciso dell'anno, una festa popolare che si fonda su un fatto supposto, fulcro delle credenze di una religione che conta numerosi fedeli e un suo possente apparato.
D'altronde l'uomo da sempre ha affannosamente cercato di darsi delle verità e ad esse credere, ha sempre voluto crearsi dei punti fermi, dei picchetti a cui appigliarsi non sapendo sostenere il peso del dubbio, della propria incapacità a cogliere la verità assoluta, incontrovertibile, indubitabile per tutti.
E questa verità potrebbe essere anche qualcosa di molto più semplice delle complicate costruzioni edificate dalle religioni per spiegare il perché e il percome, il bene e il male, il giudizio e la pena, la vita e la morte.
Forse invece non esiste nessun fine, nessun perché all'esistenza... ciò che è, è e basta: la verità è immanente, è in ciò che vediamo, il resto per noi o è inconoscibile o è frutto di fantasia.

15:38 Scritto in Date | Link permanente | Commenti (7)

13/12/2011

Viaggio nello Harz

heinrich-heine.jpg

Piacevole e leggero questo incipit del «Viaggio nello Harz» di Heinrich Heine, poeta tedesco di origine ebrea di cui oggi ricorre il 214° anniversario della nascita.

L'Harz, onde individuare esattamente la natura della destinazione agognata da Heine, è una catena montuosa della Germania settentrionale, il cui nome, sotto il profilo etimologico, significa foresta.

Come sottotitolo del brano sceglierei «Voglio andarmemene sui monti», aspirazione, parzialmente soddisfatta, che condivido con il mio omonimo tedesco, «enricamente» parlando...

Con la differenza che io, a valle, non ho lasciato giacche nere, calze di seta, distinti polsini bianchi, paroline dolci, baci, leziosità (che già non sarebbe stata male come base di partenza da cui elevarsi) quanto soprattutto problemi di parcheggio, rumori condominiali, ronzii di motori elettrici... ma non badiamo a dettagli così insignificanti.. :-))

VIAGGIO NELLO HARZ

Giacche nere, calze di seta,
distinti polsini bianchi
paroline dolci, baci, leziosità!
Ah, se avessero un po' di cuore!
Un po' di cuore in petto, e amore,
un po' di vero amore in cuore!
Oh! le litanie delle loro false
pene d'amore mi tolgono la vita.

Voglio andarmene sui monti
dove stanno le capanne quiete,
dove il cuore si dilata libero
e l'aria soffia libera.

Voglio andarmene sui monti
dove sono gli abeti alti e scuri,
dove i ruscelli mormorano, gli uccelli cantano,
e le nuvole galoppano orgogliose.

Addio, saloni lucidi,
lucidi gentiluomini, signore levigate,
voglio andarmene sui monti
e da lassù ridere di voi.

16:45 Scritto in Date | Link permanente | Commenti (4)

24/12/2009

Con benevolenza

A prescindere dalla ricorrenza del Natale e da ciò che può significare da un punto di vista religioso, sono tipici di questo momento manifestazioni di bontà, buoni pensieri, buoni propositi.
Ma, per quanto mi riguarda, preferirei più parlare di benevolenza che di bontà.
La benevolenza è, come descrive il dizionario Sabatini Coletti, comprensione, indulgenza, buona disposizione verso il prossimo.. benignità.
E infatti io con benignità vorrei rivolgermi al mio prossimo, aspettandomi da "lui" un analogo atteggiamento; aspettandomi onestà, leatà, prudenza, comprensione, sobrietà, umiltà..
Nell'uomo, e non sarò certo io a scoprirlo, sta il bene come il male, l'agire a favore oppure contro il suo simile, il massimo dell'amorevolezza e il massimo della ferocia.
Guardiamoci da coloro che con i loro diabolici squilli di tromba rischiano di ridestare il peggio che c'è in noi.

09:29 Scritto in Date | Link permanente | Commenti (6)

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