10/11/2008
L'Amore è servito! (ingredienti e preparazione)

Se noi abbracciamo con passione un tale che è degno del nostro disprezzo, sentiamo penosamente la costrizione della natura. Se proviamo avversione per un altro che pure c'impone il rispetto, sentiamo penosamente la costrizione della ragione. Ma se egli suscita la nostra affezione mentre ha, insieme, acquistato il nostro rispetto, sparisce la costrizione del sentimento e della ragione, e noi cominciamo ad amarlo, cioè a giocare nello stesso tempo con la nostra affezione e col nostro rispetto.
Un pensiero di Johann Christoph Friedrich von Schiller (Marbach am Neckar, 10 novembre 1759 – Weimar, 9 maggio 1805) poeta, drammaturgo e storico tedesco.
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01/11/2008
Interessi pericolosi

Pare proprio che i problemi dell'oggi abbiano radici lontane.. molto lontane.
E così, spulciando, come mia abitudine, complice l'ottima Wikipedia, gli elenchi dei personaggi nati o morti nel giorno corrente o giù di lì, trovo il noto scrittore e drammaturgo irlandese George Bernard Shaw.
George, uomo assai preciso e pignolo, per coerenza pensò addirittura di lasciare questa valle di lacrime proprio il giorno dei morti... il 2 di novembre, del '50.
Ma, a parte questa particolarità e il mio "humor macabro", sono rimasto sbalordito da una sua riflessione datata 1906 e contenuta nella commedia "Il dilemma del dottore"... udite udite, sembra che sia stata scritta adesso ! ;-)
Non è colpa dei dottori, se il servizio medico nella comunità è, nella sua organizzazione attuale, un assurdo criminale. Che una nazione ragionevole, avendo osservato che ci si può procurare il pane offrendo un interesse economico ai fornai che ce lo fabbricano, seguiti ad offrire a un chirurgo un interesse per le gambe che ci amputa, è quanto basta per farci disperare dell'umanità politica.
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12/10/2008
L'ascetismo profano

L'amore è come la devozione; viene tardi.
Non si è né innamorate né devote a vent'anni, a meno che non si abbia una disposizione speciale, una specie di santità innata.
Anche le predestinate lottano a lungo contro la grazia d'amare, più tremenda della folgore che cade sulla via di Damasco.
La donna, il più delle volte, non cede all'amore-passione che all'età in cui la solitudine non si teme più.
Gli è che in realtà la passione è un deserto arido, una Tebaide ardente.
La passione è l'ascetismo profano, duro quanto l'ascetismo religioso. [...]
E' per questo che le grandi passionali sono così rare, come le grandi penitenti.
Chi conosce bene la vita ed il mondo, sa che le donne non si mettono volentieri sul delicato lor petto il cilicio di un vero amore.
Sa che non v'è nulla di più raro di un lungo sacrificio.
Pensate quel che una donna deve immolare quando ama.
Libertà, tranquillità, attraenti moti di un'anima libera, civetteria, spassi, piaceri: vi perde tutto.
[da "Il giglio rosso" di Anatole France, scrittore francese, premio Nobel per la letteratura nel 1921 (16-4-1844 +12-10-1924)]
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04/10/2008
Perché dobbiamo abolire....
....l'istituzione scolastica.

Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola: gli insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica: quanto maggiore è l'applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l'escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore. Le cure mediche vengono scambiate per protezione della salute, le attività assistenziali per miglioramento della vita comunitaria, la protezione della polizia per sicurezza personale, l'equilibrio militare per sicurezza nazionale, la corsa al successo per lavoro produttivo. Salute, apprendimento, dignità, indipendenza e creatività si identificano, o quasi, con la prestazione delle istituzioni che si dicono al servizio di questi fini, e si fa credere che per migliorare la salute, l'apprendimento ecc. sia sufficiente stanziare somme maggiori per la gestione degli ospedali, delle scuole e degli altri enti in questione. In questo libro mostrerò che l'istituzionalizzazione dei valori conduce inevitabilmente all'inquinamento fisico, alla polarizzazione sociale e all'impotenza psicologica: tre dimensioni di un processo di degradazione globale e di aggiornata miseria. [....]
[(Incipit del Cap. 1 di "Descolarizzare la società" di Ivan Illich, scrittore, filosofo, pedagogista e teologo austriaco (Vienna, 4 settembre 1926 – Brema, 2 dicembre 2002)]
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29/09/2008
Gusti estremi

Le donne sono come le mosche: o si posano sul miele o sulla merda.
By Truman Capote (New Orleans, 30 settembre 1924 – Bel Air, 25 agosto 1984) scrittore, giornalista e drammaturgo statunitense.
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26/09/2008
La redenzione di Benjamin
L'idea di felicità che possiamo coltivare è tutta tinta del tempo a cui ci ha assegnato, una volta per tutte, il corso della nostra vita. Una grande gioia che potrebbe suscitare la nostra invidia, è solo nell'aria che abbiamo respirato, fra persone a cui avremmo potuto rivolgerci, con donne che avrebbero potuto farci dono di sé. Nell'idea di felicità, in altre parole, vibra indissolubilmente l'idea di redenzione. Lo stesso vale per la rappresentazione del passato, che è il compito della storia. Il passato reca seco un indice temporale che lo rimanda alla redenzione. C'è un'intesa segreta fra le generazioni passate e la nostra. Noi siamo stati attesi sulla terra. A noi, come ad ogni generazione che ci ha preceduto, è stata data in dote una debole forza messianica, su cui il passato ha un diritto.
Walter Benjamin (Charlottenburg, 15 luglio 1892 – Portbou, 26 settembre 1940) filosofo e scrittore tedesco - "Tesi di filosofia della storia" -
Commento:
Sembra di cogliere nelle parole di Benjamin il concetto secondo cui l'idea di felicità sarebbe rappresentata da una sorta di sogno o di speranza di redenzione, intesi come possibilità di rimedio, riparazione, ripetizione delle nostre azioni od omissioni sbagliate che, evidentemente, hanno creato infelicità.
Ma quest'idea, questo sogno del ritorno, adombrato dal lettore, si scontra subito bruscamente con quell'"una volta per tutte", che esclude, per chi è già stato, ogni forma di ricomparsa, di reincarnazione che consenta ai medesimi soggetti di ripetere e rinnovare il proprio tempo, rimediando ai precedenti errori.
Il "compito redentivo" viene assegnato invece, come può dedursi nella seconda parte del brano, alle generazioni future, le quali hanno la sia pur debole forza messianica, innovatrice e propulsiva, necessaria per porre rimedio, o tentare di farlo, a ciò che anzi è stato, da chi li ha preceduti, compiuto di sbagliato... un rimedio che le generazioni passate hanno diritto di veder posto in atto, o almeno tentato.
Vien da sé che, redenzione dopo redenzione, il futuro dovrebbe essere sempre migliore del passato e che verso il meglio, verso una condizione migliore e più felice, sia rivolto il destino dell'umanità, anche se oggi tutto ciò pare assai difficile a credersi.
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23/09/2008
Asini e asine da soma

Chi sale sul monte più alto ride di tutte le tragedie vere e fasulle.
Coraggiosi, spensierati, ironici, violenti - così ci vuole la saggezza: essa è femmina e ama sempre solo il guerriero.
Voi mi dite: "La vita è pesante da portare". Ma a che scopo avreste la mattina il vostro orgoglio e a sera la vostra rassegnazione?
La vita è pesante da portare: ma non fingetevi tanto delicati di fronte a me! Siamo tutti quanti forti asini e asine da soma.
Che cos'abbiamo in comune con i boccioli di rosa che tremano sotto il peso di una goccia di rugiada?
E' vero: noi amiamo la vita, non perché siamo abituati a vivere, ma perché siamo abituati ad amare. Nell'amore c'è sempre un po' di follia. Ma nella follia c'è sempre un po' di saggezza.
E anche a me, che amo la vita, pare che le farfalle e le bolle di sapone e quanti fra gli uomini sono simili a loro, sappiano più cose della felicità.
Veder svolazzare queste esili folli tenere animule volubili commuove Zarathustra sino alle lacrime e al canto.
Io crederei solo a un dio capace di danzare.
E quando vidi il mio demone, lo trovai serio, scrupoloso, profondo, solenne: era lo spirito della gravità - a causa sua tutte le cose cadono.
Non si uccide con la collera, ma col riso. Su, andiamo a uccidere lo spirito della gravità!
Io ho imparato a camminare: da allora mi consento di correre. Ho imparato a volare: da allora non voglio venir spinto per muovermi.
Ora sono lieve, ora volo, ora vedo me sotto di me, ora tramite me danza un dio.
Così parlò Zarathustra.
(da "Così parlò Zarathustra" di Friedrich Nietzsche, Parte prima, Del leggere e scrivere)
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17/09/2008
Il Popolo di Dio
1 Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici e vedrai cavalli e carri e forze superiori a te, non li temere, perché è con te il Signore tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto. 2 Quando sarete vicini alla battaglia, il sacerdote si farà avanti, parlerà al popolo 3 e gli dirà: Ascolta, Israele! Voi oggi siete prossimi a dar battaglia ai vostri nemici; il vostro cuore non venga meno; non temete, non vi smarrite e non vi spaventate dinanzi a loro, 4 perché il Signore vostro Dio cammina con voi per combattere per voi contro i vostri nemici e per salvarvi. [....]
10 Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, le offrirai prima la pace. 11 Se accetta la pace e ti apre le sue porte, tutto il popolo che vi si troverà ti sarà tributario e ti servirà. 12 Ma se non vuol far pace con te e vorrà la guerra, allora l'assedierai. 13 Quando il Signore tuo Dio l'avrà data nelle tue mani, ne colpirai a fil di spada tutti i maschi; 14 ma le donne, i bambini, il bestiame e quanto sarà nella città, tutto il suo bottino, li prenderai come tua preda; mangerai il bottino dei tuoi nemici, che il Signore tuo Dio ti avrà dato. 15 Così farai per tutte le città che sono molto lontane da te e che non sono città di queste nazioni.
16 Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; 17 ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, 18 perché essi non v'insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio.
Deuteronomio cap. 20
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15/09/2008
Il valore del contrasto

Sembra che si possa cogliere il male, ma solo nella misura in cui il bene può esserne la chiave. Se l'intensità luminosa del Bene non concedesse la sua tenebra alla notte del Male, il male non avrebbe più la sua attrattiva. È una verità difficile: colui che la intende sente rivoltarsi qualcosa in sé. Sappiamo tuttavia che gli oltraggi più forti alla sensibilità provengono da contrasti [...] La felicità senza la sventura che si lega ad essa come l'ombra alla luce sarebbe oggetto di una immediata indifferenza. Questo è tanto vero, che i romanzi descrivono senza posa la sofferenza e quasi mai la soddisfazione. Insomma, il pregio della felicità consiste nel non essere frequente: se fosse facile, verrebbe sdegnata, e associata alla noia [...] la verità non sarebbe quella che è, se non si ponesse generosamente contro il falso.
[da "La letteratura e il male", di Georges Bataille (Billom, 16 settembre 1897 – Parigi, 9 luglio 1962) scrittore, antropologo e filosofo francese.]
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06/09/2008
Qualità contagiosa
Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto. Questo perché le tue decisioni, fatte tenendo conto della Qualità, cambiano anche te. Meglio: non solo cambiano anche te e il lavoro, ma cambiano anche gli altri, perché la Qualità è come un'onda. Quel lavoro di Qualità che pensavi nessuno avrebbe notato viene notato eccome, e chi lo vede si sente un pochino meglio: probabilmente trasferirà negli altri questa sua sensazione e in questo modo la Qualità continuerà a diffondersi.
[Tratto dal libro "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" (Zen and the Art of Motorcycle Maintenance, 1974) di Robert Maynard Pirsig (Minneapolis, 6 settembre 1928), scrittore e filosofo statunitense]
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