04/11/2009
Scrociatura
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01/07/2009
Escort
Tornando per un commento all'articolo di legge trascritto nel precedente post, non v'è chi non capisca che l'organizzazione di un'attività che abbia come scopo, o fra i suoi scopi, la prostituzione, rientra fra le previsioni di tale norma (almeno i nn. 4 e 8) e, quindi, in base ad essa è individuata, giudicata, punita.
Peraltro, se noi prendiamo il sostantivo in lingua inglese "escort", oggi tanto attuale, e lo piazziamo nel campo di ricerca di un noto motore del web, scopriamo prontamente che molte sono le "house", le agenzie, le quali offrono, organizzano, predispongono e propongono, servizi di escort.
Il significato di tale termine in italiano pare abbastanza facile da arguire, e comunque la traduzione che si trova risulta essere: scorta, accompagnatore.
E io già mi immagino quei poveri uomini d'affari o politici o chissà che, i quali, poverini, giungono soli, depressi e disorientati in una metropoli, quale ad es. Milano e, per non perdersi in strade e stradini, per non rimanere travolti dai ritmi cittadini, o vagare disorientati nei corridoi di uffici statali e non, si appoggiano a una fanciulla, la quale, generosissima, dietro pagamento di una piccola somma, si impegna a orizzontarli nei loro spostamenti, impedendo così che essi vengano ad aggiungersi al triste campionario dei dispersi di "chi l'ha visto?".
Ebbene, secondo me, da profano e incauto pensatore che lavora di fantasia, la differenza esistente fra una escort e una donna dedita palesemente al mercato del proprio corpo sta principalmente in una "certa discrezionalità" nel concedere o meno le sue grazie al bisognoso accompagnato di turno.
Questa alea consente, sempre a mia modesta opinione, di rimanere ai confini dell'applicazione della norma, ai limiti della realizzazione tipica della fattispecie di reato.
Ma si sa, l'uomo (inteso come essere umano) è furbo, e proficuamente e assiduamente s'industria a trovare sempre nuove conferme al noto adagio: fatta la legge, fatto l'inganno! ;-)
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19/06/2009
Sovversione
Si vive in un mondo di manipolatori, di gente che armeggia per sovvertire ciò che è ed è stato deciso, e soddisfare così i propri fini, la propria sete di potere.
In Italia non cessa l'opera di logoramento nei confronti del Premier, al punto che non mi parrebbe oggi inverosimile che si ricadesse davvero in alcune fattispecie previste dagli articoli del codice penale citati nel mio recente post "complotto!!"
Analogamente, in nazioni non troppo lontane, qualcuno tenta di sovvertire con manifestazioni di piazza quelli che sono stati i risultati di elezioni politiche che, salvo prova contraria, rispecchiano la volontà della maggioranza degli elettori.
L'idea che la sovversione, la trama, il ribaltamento del legittimo status quo tramite l'insinuazione e la propagazione di "verità menzognere" sia una soluzione possibile, si fa strada e accoglie proseliti... perché c'è sempre chi odia il più forte, chi ha più potere, chi ha più capacità di esercitarlo ed è stato riconosciuto come la guida più idonea... e lo odia perché vorrebbe sostituirsi a lui, vorrebbe "vendicarsi" per aver avuto egli minore fortuna, minori attitudini a gestire coerentemente e meritatamente un ruolo di comando.
Ma, nonostante ciò vuole, ardentemente vuole prendere quel posto... poco gli importa se comanderebbe davvero o sarebbe solo una pedina di chi ha ambizioni di dominio ancor più elevate delle sue.
P.S. ciò detto, mi pare doveroso precisare che quanto sopra non equivale ad approvazione per sanguinose repressioni o comportamenti personali discutibili e inappropriati.
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17/06/2009
Voli di Stato-2
E' arrivata alfine, come prevedibile, la richiesta di archiviazione del procedimento promosso contro Silvio Berlusconi, per i supposti abusi nell'utilizzo dei voli di stato... ma sul punto lascio ora la parola all'On Maurizio Gasparri:
"Archiviazione e' fallimento per giornalisti tromboni e politici trombati 'La procura di Roma spazza via una delle tante speculazioni della sinistra. La vicenda dei voli di Stato va archiviata perche' tutto si e' svolto in rispetto delle norme. Lo sciame di cialtroni intento ad alimentare complotti politico-giornalistici contro Berlusconi e' servito. Chi annuncia scosse raccoglie fallimenti. La verita' e' piu' forte delle congiure a cui si dedicano giornalisti tromboni e politici trombati'. Lo dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
(Articolo pubblicato online il 16 c.m. da AGI News On)
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10/06/2009
Codacons... fra le gambe
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell'associazione di consumatori Codacons sull'ultima direttiva del governo Berlusconi del luglio 2008 che disciplina i voli di Stato.
Confermando la decisione del Tar del Lazio, il Consiglio ha sottolineato che il Codacons non prova quali danni gravi creino tali norme e afferma che è "prevalente" tutelare l'interesse pubblico "teso ad evitare soluzioni di continuità del trasporto aereo di Stato".
(Articolo TGCOM a titolo -Voli di Stato, respinto ricorso- pubblicato online il 9-6-09)
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02/06/2009
Voli di Stato
"E' noto e riconosciuto che, soprattutto per ragioni di sicurezza, l'impiego dell'aereo di Stato e' di fatto imposto al presidente del Consiglio al quale viene, di norma, precluso l'uso di mezzi diversi. La disciplina dell'impiego degli aerei di Stato e' stabilita' dalla Direttiva 25 luglio 2008, regolarmente registrata alla Corte dei Conti, che ne detta le regole per tutte le Autorita' ammesse ad usufruirne".
"La presenza di ospiti a bordo dell'aereo di Stato e' prevista e regolata dal comma 2 dell'art. 5 della stessa Direttiva, che ha sostituito le precedenti del 21 settembre e del 30 novembre 2007, proprio per chiarire alcuni dubbi interpretativi e per eliminare alcune palesi incongruita' con l'obiettivo di superare ogni difficolta' applicativa da parte degli uffici competenti. A tale proposito la Direttiva prevede espressamente la possibilita' di imbarcare persone estranee alla delegazione, 'purche' accreditate al seguito della stessa, su indicazione dell'Autorita', anche in relazione alla natura del viaggio e al rango rivestito dalle personalita' trasportate'".
"Sulla base di quanto espressamente previsto, e' chiaro che il presidente del Consiglio ha agito in piena legittimita', anche con riferimento alla facolta' che a persone estranee alla delegazione possa essere offerta la possibilita' di un passaggio sull'aereo di Stato assegnato al suo servizio. Ovvio, tra l'altro, che l'imbarco aggiuntivo di uno o piu' passeggeri su un volo gia' programmato non comporta alcun aggravio di spesa. Su questo punto del resto, pur in vigenza della precedente Direttiva, per casi del tutto simili, si e' gia' espressa la Corte dei Conti che ha disposto l'archiviazione di tutte le relative istruttorie non essendo emersi, dagli accertamenti svolti, gli elementi costitutivi della responsabilita' patrimoniale e amministrativa. Altrettanto ha fatto il magistrato inquirente che aveva in istruttoria precedenti casi analoghi, in relazione a ventilate ipotesi di reato".
(Nota di Palazzo Chigi - fonte Adnkronos, 1/6/09)
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10/05/2009
La democrazia imbavagliata
All'alba dell'8 maggio se ne è andato, all'età di 84 anni, Gianni Baget Bozzo, sacerdote e uomo politico.
Rendendo a Lui omaggio, riporto parte di un suo articolo pubblicato nel maggio 2003.
[....] "Le sentenze si rispettano" può essere un principio valido in qualunque regime, ma che si possano contestare politicamente è proprio della sola democrazia. Ciò non significa che la democrazia abbia sempre ragione e i giudici torto, ma l'opposizione alle sentenze sul piano politico è un diritto democratico fondamentale, che toglie alla magistratura il carattere di potere assoluto.
[....] La sinistra ha sempre capito che la via alternativa alla conquista del potere mediante la democrazia poteva essere l'opera di una burocrazia, quella dei giudici. Questo era un principio antico: non a caso Togliatti aveva scelto nel governo del Cln per sé l'incarico di ministro della giustizia: il segretario di Togliatti al tempo, Massimo Caprara, segnala il fatto che egli suggerì al presidente della Corte di Cassazione di non proclamare immediatamente l'esito per la Repubblica del referendum istituzionale del '46, lasciando la patata bollente della proclamazione repubblicana al presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.
La cultura comunista ha fatto levitare il prestigio della magistratura inquirente in Italia: ed i partiti democratici, che ne sarebbero state le vittime, non se ne sono accorti.
La modifica del codice di procedura penale, che trasformò il processo istruttorio in processo dibattimentale, diede larga autonomia al pubblico ministero. Sarebbe stata quella l'occasione per separare le carriere dei magistrati inquirenti dai magistrati giudicanti: i partiti democratici non si erano resi conto che, con la riforma Pisapia, essi avevano piantato l'albero in cui sarebbero stati impiccati.
I partiti democratici pensarono di acquisirsi la benevolenza dei magistrati facendone una categoria così privilegiata che le carriere avvengono automaticamente per anzianità e senza giudizio di merito. E Magistratura democratica, la corrente di sinistra, diretta da Luciano Violante, fece del potere giudiziario il vero potere rivoluzionario, che interpretava la legge non secondo il testo della norma ma secondo la definizione del bene sociale che "secondo il magistrato" essa intendeva tutelare. Tutto fu tolto alla lettera, tutto affidato all'interpretazione.
Il problema istituzionale è dato dal ruolo di ultimo giudice dei fatti politici assunto dalla
magistratura. Essa, con la procura di Milano, definì la politica come corruzione sistematica. La fine del comunismo, come "socialismo reale" rendeva possibile il comunismo come figura ideale di critica alla realtà occidentale democratica ad ogni livello. Prima del nichilismo e del pacifismo, il comunismo, dopo il fallimento dell'Unione Sovietica, aveva assunto la figura di critica della democrazia in base alla coscienza dei giudici.
[.....] L'Italia, sede del più intellettuale dei partiti comunisti, fu l'unico paese in cui i comunisti ebbero, grazie ai giudici, il potere a portata di mano. La politica giunse al punto di stoltezza da liquidare l'immunità parlamentare e di esporsi senza rete all'azione del potere giudiziario [........]
La reazione della democrazia e della politica non può essere che il ripristino dell'immunità parlamentare e la separazione delle carriere.
La democrazia non può perdere la partita contro la magistratura milanese che ha reso l'Italia del '92 simile a quella del gennaio del '25, con l'eliminazione di tutti i partiti democratici occidentali.
Gianni Baget Bozzo
Tratto da:
Ragionpolitica, periodico on line n. 4 del 8/5/2003, già pubblicato da Il Giornale il 4/5/2003.
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13/04/2009
Ancora su Eluana Englaro
Diciamo la verità, la vicenda di Eluana Englaro mi ha colpito profondamente e non riesco a dimenticare quella che mi è parsa un'"eliminazione ingiusta", un'azione contraria alla reale volontà di vivere della ragazza stessa che, sia pure non verbalmente, si era espressa allorquando, alcuni mesi prima, aveva vittoriosamente reagito a quell'emorragia che l'aveva colpita e contro la quale nessuna terapia medica era stata attuata.
Ora è noto che familiari, medici, legali e quant'altro, si sono detti pronti ad agire giudizialmente nei confronti di chi li definisce assassini, per cui io li chiamerò semplicemente coloro che si sono fattivamente adoperati per far terminare in tempi brevi la vita di Eluana.
Ciò non di meno, è per me una questione che considero etica, secondo la mia etica e i miei principi, non tralasciare alcuna occasione per esprimere il mio dissenso e il mio dispiacimento per quanto accaduto.... e pubblicare e diffondere ogni scritto che, nei limiti del lecito, esprima condanna e presa di distanze rispetto alla linea filoeutanasica che, in questa occasione, ha prevalso... ecco pertanto parte della Prolusione del Card. Angelo Bagnasco al Consiglio permanente Cei del 23 marzo 2009:
"E siamo al caso che più ha colpito il nostro Paese nell’ultimo periodo, quello di Eluana Englaro, la ragazza lecchese che per 17 anni è vissuta in stato vegetativo persistente e che è stata fatta morire a Udine il 9 febbraio scorso. Benché non fosse attaccata ad alcuna macchina – dato che l’opinione pubblica ha scoperto solo con grande fatica – e benché sia da tempo invalso nei vari ambiti della nostra vita sociale quel saggio «principio di precauzione» per il quale nulla di irripristinabile va compiuto se i dati scientifici non consentono una valutazione obiettiva del rischio, s’è voluto decretare che a certe condizioni poteva morire. Un procedimento che, in un solo atto, avrebbe voluto ribaltare tutta una cultura giuridica minuziosamente costruita sul favor vitae [....].Tutto, per certe intenzioni, messo a repentaglio, attraverso una operazione tesa ad affermare un «diritto» di libertà inedito quanto raccapricciante, il diritto a morire, cioè a darsi e a dare la morte in talune situazioni da definire. Come se la vita potesse, in alcuni frangenti − i più critici −, cessare di essere un «bene relazionale». E come se la vita a ciascuno di noi così cara, e così salvaguardata ed educata a caro prezzo anche dalla collettività, di colpo divenisse un bene «inerme», anzi un non-bene. E non fosse vero piuttosto che, proprio quando è più fragile, l’esistenza di ciascuno di noi diventa allora più moralmente preziosa, nel senso che è più direttamente protesa a cementare il bene comune suscitando in ciascuno e nella società ulteriori energie di altruismo e di dedizione. L’ammanto di pietà attraverso cui, con grande sforzo, si cerca di far passare questo ulteriore improbabile «diritto», non può non indurre la persona equipaggiata di intelligenza a porsi una serie di interrogativi consequenziali, il primo dei quali è: non stiamo attribuendo al «sistema» un diritto all’eliminazione dei soggetti inabili, quasi che costoro possano configurarsi come cittadini di serie B? E questo «diritto», che per ora si affaccia appena, una volta immesso nel corpus giuridico e nel costume pubblico, non è forse destinato a diventare col tempo più incalzante e spietato? E tale meccanismo non riguarderà anzitutto coloro che sono più deboli, bisognosi di assistenza e di premura da parte della collettività, perché segnati dalla vecchiaia o dalla malattia o dalla fragilità mentale? E se la “qualità della vita” è fatta dipendere principalmente dalle relazioni consapevoli, quanti altri sono i soggetti che di tali relazioni non hanno coscienza, pur non vivendo in stato di coma vegetativo persistente? Che cosa ci autorizza ad escludere che, al di là delle nostre più ravvicinate determinazioni, potremmo un giorno restarne in un modo o nell’altro coinvolti? E un’autorizzazione legalizzata di questo segno, cosa potrà produrre in termini di cultura, e dunque di gestione delle cure, nelle più diverse strutture sanitarie come nell’intero sistema socio-assistenziale, fino alle compatibilità ultime di budget? Qualunque deriva eutanasica, per quanto tecnicamente circoscritta o concettualmente edulcorata, è in realtà per gli uomini d’oggi, se ci si pensa bene, «una falsa soluzione» (cfr. Benedetto XVI, Discorso all’Angelus, 1° febbraio 2009). Falsa soluzione rispetto agli stessi disagi personali gravi, che richiedono non la soppressione della vita ma la vicinanza e l’accompagnamento delle persone. La prima cura, per qualsiasi forma di malattia, è non far sentire solo il malato, solo con il suo male, e abbandonato a se stesso. Garantirgli una presenza competente, amorevole e quotidiana, è per la società una responsabilità più ardua e impegnativa rispetto ad altre “scorciatoie” apparentemente pietose. Ma è qui, non nei proclami astratti e ripetuti, che una società getta come la maschera e rivela il suo vero volto, manifestando il proprio livello di umanità o, al contrario, di inciviltà. Nelle moderne democrazie, la vita va difesa perché è indispensabile limitare il potere «biopolitico» sia della scienza sia dello Stato, il che trova sostanza nel fermo «sì» alla tutela dei diritti umani di tutti [....].
Allorché un cuore batte in autonomia, il corpo è caldo, i polmoni respirano, gli occhi si aprono alla luce del giorno e poi si chiudono, come si può parlare di morte? [....]nessuno può darsi impunemente degli alibi allorché si tratta di constatare che si va verso l’alterazione del principio di eguaglianza tra tutti i cittadini.
Per questo motivo ci ha causato una grande tristezza la storia dolorosa eppure umanissima di Eluana, con l’obnubilamento in cui si è caduti circa i limiti che sono intrinseci all’esistenza terrena, quasi che essa potesse esistere solo nei termini in cui la desideriamo noi, priva di imperfezioni e asperità, di imprevisti o evenienze, che comunque fanno parte del suo impasto. Non essere all’altezza dello standard vigente non può equivalere a una squalifica. Il rifiuto anche solo dell’idea di malattia, di vecchiaia, di sofferenza fisica e morale è qualcosa che merita una riflessione rigorosa su se stessi, e ha a che fare con un’autocoscienza bonificata dal risentimento verso un destino percepito amaro o ingiusto. So bene che qui si entra nel sacrario dei pensieri e dei sentimenti che ogni persona custodisce gelosamente dentro di sé. Ma in una cultura in cui giustamente si vuol far valere il criterio della ragione e della ragionevolezza, questo non può avvenire solo fino ad un certo punto. Bisogna piuttosto vigilare sui meccanismi nascosti dell’auto-indulgenza, ed essere moralmente forti, ossia interiormente attrezzati, nell’accettare la vita per quello che è, e partendo da questo dato operare per migliorarne le condizioni. Con tutti gli avanzamenti, i progressi, le innovazioni che essa offre, ma anche con le sue sospensioni, le sue incompletezze, le sue incongruità, le sue aporie. Alla fine è sulla nostra maturità che siamo sfidati, e sull’effettiva disponibilità a solidarizzare con il più debole: non a parole o a tratti, ma con la vita vissuta, che non per questo cesserà di rivelare panorami di bellezza indicibile. Quando il dolore bussa, e non può essere neutralizzato del tutto, quando chiede ascolto, quando ci domanda di essere introdotto come un nuovo parametro di ordinarietà e dedizione, non bisogna fuggire. E serve a poco imprecare, fino a isterilirsi. [....]
Un fatto tuttavia ci ha confortato, e cioè che più si palesava l ’azione mossa nei confronti della vita di Eluana, più la gente è sembrata farsi cauta, quasi pensosa, come intuisse in maniera un po’ più nitida l’effettiva posta in gioco. Al momento della morte – evento che avremmo voluto scongiurare – si è percepito un sentimento di diffuso dolore, come di una sorella comune che non si era riusciti a salvare.
Ebbene, è opportuno ora che questa tensione non evapori dentro il turbinio mediatico. Oltre a pregare per la sua anima, per i suoi parenti e i suoi amici, oltre a pregare per quanti si trovano nelle sue condizioni, dobbiamo immaginare una reazione morale e culturale capace di trasformare lo sgomento in un riscatto: se è possibile, in una crescita di consapevolezza e di iniziativa. Su un versante molto importante spetta alla politica agire nell’approntare e varare, senza lungaggini o strumentali tentennamenti, un inequivoco dispositivo di legge che – in seguito al pronunciamento della Cassazione − preservi il Paese da altre analoghe avventure, ponendo attenzione a coordinarlo con l’altro sospirato provvedimento relativo alla cure palliative, e mettendo mano insieme alle Regioni ad un sistema efficace di hospice, che le famiglie attendono non per sgravarsi di un peso ma per essere aiutate a portarlo.[....]
Ma c’è un grazie speciale che noi Vescovi vogliamo oggi dire, ed è alla Suore Misericordine della clinica Beato Talamone di Lecco e alla loro splendida, ineffabile testimonianza. Sappiamo che a loro non piace stare in alcun modo sulla ribalta, che rifuggono da quella notorietà che fare il bene talora procura, che sono disposte a subire anche l’ingiustizia piuttosto che protestare dinanzi a ingiurie e falsità. Ma questo non significa che la comunità cristiana non sappia riconoscere in loro delle autentiche campionesse della carità secondo l’inno di san Paolo: «[...] La carità è paziente, è benigna […], non è invidiosa […], non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta […]». (1Cor 13,1-13). Quell’invocazione mansueta e quasi dolente che loro hanno rivolto − «Se c’è chi considera Eluana morta, lasciatela a noi che la sentiamo viva» − è stata per l’opinione pubblica un’autentica scossa, è stata finalmente uno scandalo buono. In quel «sentire viva» c’era certo l’abilità professionale ma c’era, ad informare l’abilità, l’allenamento del cuore che rende capaci di riconoscere la vita e, nei limiti del possibile, farla palpitare anche nell’immobilità e nell’incoscienza. «Lasciateci – concludevano le stesse Suore – la libertà di amare e di donarci a chi è debole». Certo che gli uomini d’oggi ve la lasciano, Sorelle care, questa libertà benedetta, antica e nuova, mite e benefica, che al di là di ogni clamore è garanzia vera per i non garantiti di questa società. Anzi, proprio questa vostra libertà additiamo alle giovani e ai ragazzi come il destino di una vocazione felice. Vi ringraziamo, come ha già fatto il vostro Arcivescovo Cardinale Tettamanzi, per ogni giorno del vostro dono, e per il vostro donarvi, come ad Eluana, ad ogni altra creatura che vi è affidata.
Insieme a Voi, ringraziamo quanti Religiose e Religiosi sono sulla vostra stessa filiera di servizio, quanti si chinano ogni giorno con naturalezza e affidamento sui fratelli più piccoli e indifesi, e consumano i loro giorni e se stessi per gli altri. La loro testimonianza commuove la Chiesa e misteriosamente la edifica nel cuore del mondo. Ma edifica anche l’umanità intera nella sua autentica e intrinseca vocazione a non abbandonare nessuno, ma a farsi prossimo e solidale con tutti e con ciascuno nell’ora della maggiore debolezza."
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10/04/2009
Gioventù mortale
Propongo ai miei eventuali lettori (sempre nel dubbio se continuare o meno questo blog e, nel caso, in che modo e in che forma..) un articolo trovato sull'edizione online de Il Riformista, quotidiano di Antonio Polito, persona a modo e di maniere garbate (per quanto di sinistra).
L'articolo in questione è discretamente ben scritto (per quanto l'autore sia donna) e piuttosto condivisibile.... e quindi, a questo punto, non mi resta che indicarne il link, o anzi il collegamento, in omaggio a un'Italia che si ritrova oggi, unita di fronte alle disgrazie:
http://www.ilriformista.it/stories/Italia/61512/
;-)
16:53 Scritto in Attualità | Link permanente | Commenti (25) | Segnala
06/04/2009
In considerazione....
.....della grave sciagura che ha colpito l'Abruzzo e, in particolare, la zona dell'Aquila, dove abita e vive la nostra vecchia amica Eleonora, riapro questo blog, sia per discutere con chi vuole su quanto accaduto, sia per dare la possibilità ad Eleonora stessa, se vuole, se può, di ragguagliarci e rassicurarci sulla sua salute e su quella dei suoi cari... noi possiamo far poco, ma il poco è sempre meglio del nulla... e a volte anche una parola aiuta.
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