28/02/2017
Rispetto della morte e della vita
Si parla oggi della morte per suicidio assistito del dj Fabo, una ghiotta occasione in cui i dibattitori di professione si buttano a capofitto.
Io vorrei dire solo poche cose su questo tema:
La vita è di chi la possiede, di chi è titolare di quel corpo e di quella mente, ed è sua facoltà interromperla quando e come crede, questo se ha la possibilità di farlo in autonomia, senza chiedere l'intervento di altri e senza ad altri causare danno.
A chi, per malattia o per le lesioni gravissime e inabilitanti riportate, condizioni per le quali non esista possibilità di guarigione, rimedio o miglioramento, e che rendano obiettivamente dolorosissima e angustiante la prosecuzione della vita, deve essere concesso un aiuto a sottrarsi da questa condizione, quando ciò corrisponda a una decisione espressa lucidamente e inequivocabilmente in un momento immediatamente antecedente all'atto definitivo e irreversibile.
Chi, essendo nelle precedenti condizioni e in quella di malato terminale, si trovi adesso impossibilitato ad esprimere una volontà, escluso un inutile accanimento terapeutico, deve essere assicurato un passaggio oltre il meno doloroso e il più sereno possibile, ma pur sempre provvedendo a idratarlo e alimentarlo nelle forme consentite, senza condannarlo a un'orribile morte per disidratazione e inedia.
Quanto sopra vale anche per chi abbia precedentemente lasciato disposizioni diverse in forma scritta che prevedano anche l'esclusione di idratazione e alimentazione, in quanto ora non più in grado di manifestare un'eventualmente mutata e opposta intenzione.
Illecite e perseguibili penalmente le azioni volte a sopprimere una persona non più in condizione di esprimere una volontà attuale, tanto più se non possa a lui essere applicata la categoria di malato terminale, sempre per il motivo che tale volontà potrebbe essere mutata rispetto a uno scritto precedente e, a maggior ragione, rispetto a una dichiarazione verbale non certificata, priva di per sé di alcun valore.
La legge del buonsenso, della prudenza e del rispetto, per quanto non cogente, vale più di qualsiasi legge dell'ordinamento che se ne discosti: essere giusti è anzitutto un obbligo verso noi stessi, esso va oltre ciò che dalle norme ci è concesso o vietato.
09:43 Scritto in Attualità | Link permanente | Commenti (3)