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20/06/2005

A Mara (di Carlo Rebora - I parte)

Mara mi piaci con quella tua aria di fatalona sbarazzina in cui non si sa se prediligere la maliarda o la monella. Mi piacciono quei tuoi capelli scomposti ed arruffati che non sanno se esprimere l’eccentricità od un gusto raffinato.
A volte ti si consiglierebbe un parrucchiere se non si pensasse che guasterebbe questa tua originalità così simpatica e spigliata, un pò menefreghista. Un tentativo generoso per tenerti un pò più in ordine lo fa quella tua robusta forcina che finisce in una piccola stella di brillanti nella quale qualcuno se ne è già sfuggito; ma invano: la loro massa ha il sopravvento.
Mi piacciono i tuoi occhi di bimba birichina e terribile dove c’è un raggio di sole, una favilla di fuoco, dove si rispecchia la tua anima ardente e appassionata. Mi piaci quando li rotei scherzosamente, li innalzi supplichevoli al cielo e poi li abbassi più umili e tristi a guardare la terra. Esprimono malizia, intelligenza, brio, vivacità e un pò di spregiudicatezza incurante, scanzonata e ridanciana. Mi piaci quando abbassi lentamente le palpebre e ne lasci intravedere soltanto al di sotto delle lunghe ciglia una striscia luminosa che sembra uno spicchio di luna.
Mi diverti lo sai, quando un pò di rimmel si insinua perfido nei tuoi occhi mentre meno te lo aspetti e te li fa bruciare crudelmente. Mi piacciono allora i tuoi balzelli, le tue mossette e i tuoi attuzzi, le tue represse imprecazioni, i tuoi propositi di non dartene più; ma poi ci ricadi perché anche l’occhio vuole la sua parte di dolore.

08:26 Scritto in Storia | Link permanente | Commenti (10)