20/03/2008
Dee di quel cibo l'huom restar contento....
Se la prodiga terra à noi nutrisce
Tanti alberi, e tant'herbe ond ella abonda;
E se l'albero, e l'herba à l'huomo offrisce
L'uno ogni frutto suo, l'altra ogni fronda;
Ond'è, che l'huom si temerario ardisce,
Per l'ingorda sua gola, empia, e profonda,
Del viver l'animal privar prescritto,
E nutrir sè co'l sangue, e co'l delitto ?
L'herba, la barba, il seme, il frutto, e 'l fiore
À l'huom per alimento si comporta;
E quel soave, e candido liquore,
Che la mammella gravida n'apporta;
E quel si dolce mel, che con l'odore
Del Timo, e d'altri fior tanto conforta.
Dee di quel cibo l'huom restar contento,
Che 'l gregge contentar puote, e l'armento.
Elogio del vegetarianesimo nel libro quintodecimo delle Metamorfosi di Ovidio, nato a Sulmona (AQ) il 20 marzo dell'anno 43 a.C.
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