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28/04/2008

Legami comunitari

La cultura di destra ritiene che le comunità nazionali, definite in termini di unità di lingua, di cultura, di storia, nell’epoca della globalizzazione svolgano un ruolo ancora più decisivo che in passato. L’“era della globalizzazione” per noi non è l’epoca del cittadino del mondo che smarrisce il proprio radicamento nella realtà popolare e nazionale, o se ne emancipa, come vorrebbe la borghesia senza radici descritta da Christopher Lasch nel suo fondamentale "La ribellione delle élite". Questa “superclasse” tecnocratica e cosmopolita avverte i legami comunitari e nazionali come briglie e legacci di cui disfarsi per essere più “liberi”. Solo questi privilegiati possono usufruire facilmente del superamento, offerto dalla globalizzazione, delle barriere geografiche, culturali e linguistiche, mentre gli umili, i lavoratori, il ceto medio, continuano ad aver bisogno di una patria per potersi esprimere. Non tener conto di questo, come spesso fa il “cosmopolitismo giuridico”, crea l’illusione di un individuo astratto dotato di libertà assoluta. Ma questo si riduce ad essere un modello di alienazione ad uso e consumo delle classi dominanti. Per questa ragione, la politica oggi deve esprimere in primo luogo la capacità di difendere, nel libero gioco delle relazioni internazionali, lo specifico interesse nazionale di ogni singolo popolo.

(dal libro "Intervista sulla Destra Sociale" di Gianni Alemanno)

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