15/10/2011
Tempi moderni

E' forse un segno della nemesi che simboli del capitalismo, della civiltà del prodotto frutto dell'impiego di grandi capitali in attività industriali anche sofisticatissime, emblemi quali le Banche o le Borse, insieme ad altri più banali come supermercati ed auto di lusso, siano oggi presi di mira proprio grazie al tremendo potere aggregante di sistemi di comunicazione nati dallo sviluppo tecnologico industrializzato e resi disponibili per la massa.
E' probabilmente presto per dire se il capitalismo morirà proprio per mano degli utilizzatori finali dei suoi migliori prodotti, ma le possibilità paiono non del tutto trascurabili:
la vis distruttiva, la voglia di distruggere, va oltre la capacità stessa di pensare qualcosa di sostitutivo, prescinde da una visione prospettica che offra, dopo, uno sbocco diverso e praticabile, che non sia il solo caos.
Un day after che sarebbe ancor più inconcepibile oggi, in un'epoca in cui quasi nessuno è in grado di vivere, se non usufruendo di quanto distribuito dalla società del consumo:
pensiamo solo per un attimo che l'energia elettrica manchi, così i combustibili, così i beni industriali offerti da supermercati o da esercizi commerciali di qualsiasi genere... cosa faremmo senza? quanti potrebbero autonomamente procurarsi anche il minimo che necessita per vivere?
L'antica civiltà contadina, grazie al suo legame con la terra, sia pure in povertà, era in grado di sopravvivere da sola, era autosufficiente, oltre che solidale al suo interno... ma noi no, noi siamo soltanto pollame di allevamento che, se la macchina automatica che ci sostenta si fermasse, saremmo destinati a soccombere e a finire disperati.
No, non possiamo più permetterci rivoluzioni... non ne abbiamo più la stoffa... moriremmo di fame con l'iPhone in mano.
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